In evidenza

Se il titolo c’è non so qual è. Quattro chiacchiere su di me…

Mentre rielaboro le idee circa i prossimi articoli, ho pensato di parlare brevemente di me.

Ho raccontato che mi sono laureata in storia nel 2014, al tempo ero un’impiegata che pianificava già di scrivere di storia, senza davvero farlo. Avvertivo già in me quell’esigenza.

Successivamente ho perso il mio impiego e nel 2018 ho avuto occasione di lavorare come hostess di terra a Milano Malpensa, come scrissi qui https://semplicementestorie.wordpress.com/2018/09/26/on-the-road-again/

Grazie a quell’occupazione recuperai il piacere di leggere in lingua inglese, cosa che tuttora faccio, non solo romanzi e poesie ma anche graphic novels.

Trascorse un annetto circa e si presentò l’occasione di vivere sola con il mio cane in un habitat un po’ più consono a lui: la montagna. Dal varesotto mi trasferii in Valtellina. Qui svolsi la mansione di libraia. Io amo i libri e ho avuto l’opportunità che tutti gli amanti dei libri vorrebbero.

Essere accerchiata da quegli oggetti di carta che sanno e profumano di nuovo era meraviglioso. Per me sono e rimangono l’essenza dei sogni. In ognuno di loro possiamo scoprire piccole parti di noi, e allo stesso tempo quelle le lasciamo in ciascun libro letto.

La montagna e la libreria sono state le cose più belle del 2019-2020.

Dopo il lockdown decisi di tornare al paesello nel varesotto. Ad ora le cose sono diverse, tanto quanto io sono diversa. Le esperienze che affrontiamo ci cambiano in profondità e ci plasmano, e se siamo dei buoni alunni impariamo anche. Io sono decisamente da rimandare al prossimo appello (ahhaah)

Queste brevi parole per dire cosa alla fine?! Per capire ciò che pubblico ho ritenuto di dover parlare un po’ più di chi sono. Quando in storia si studiano le fonti è necessario capirne la provenienza culturale. Questo vale anche per me. Di me in questo blog c’è tutto, e il mio tutto sono anche le mie esperienze.

Quanto prima, mi devo muovere a scrivere di nuovo di storia.

Rimanete collegati per altri articoli

Noe.

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In evidenza

Domenica piovosa…vai di musica

Una delle tante passioni che ho è la musica. Oltre a prendere lezioni di canto, mi diletto a strimpellare la lira. Dato che oggi è una domenica piovosa e sono particolarmente ispirata, in realtà sto preparando anche degli articoli e nuove fotine.

Al momento non mi è possibile caricare la musica sul blog, potete mettere alla prova i vostri timpani seguendomi su Instagram.

In evidenza

Not Only History – Alexandra Christo

Il nuovo anno comincia con nuovi approfondimenti. Nel particolare, ho voluto ampliare la rubrica ” Non solo Storia” creando un’appendice sui libri in lingua inglese. Sono circa un paio di anni che leggo in lingua: penso sia un ottimo metodo per mantenere l’inglese, quanto meno nell’ambito della comprensione del testo.

Rivisitazione della celebre La sirenetta, To Kill A Kingdom vede protagonista una giovane e crudele principessa sirena, Lyra, cresciuta e vista con avversione persino dalla madre che l’ha messa al mondo. La ragazza vive in uno stato di odio e di violenza continui dove gli umani sono i suoi avversari, tanto quanto lo sono le altre sirene. Ucciderli tutti è l’unica cosa che la Regina del Mare chiede a Lyra affinché venga mantenuta la stirpe e il potere nel Regno.

La figlia disattende spesso gli ordini e i desideri della regina che stanca della situazione, la manda in una missione suicida tra i mortali, privandola sia della forza e sia dei poteri di sirena, costringendola, quindi, a essere umana.

Tra gli uomini, Lyra si troverà a scegliere tra gli ordini del mare e ciò che invece è giusto per lei. Scoprirà di essere forte al punto da entrare in aperto conflitto con la Regina del Mare. In questa guerra non sarà sola, ma verrà sostenuta da amici umani e da un’arma potente: l’Amore. Entreranno in gioco gli interessi della terra e del mare, ma soprattutto la possibilità fino ad allora non contemplata della convivenza pacifica tra esseri viventi.

L’autrice esaspera il rapporto odio – paura -rispetto tra Lyra e la Regina Del Mare; quest’ultima non prova alcun rimorso per il trattamento crudele che riserva nei confronti della figlia. Per lei, Lyra è l’avversaria più temibile in quanto sua successore erede al trono, e ne osteggia in qualsiasi modo possibile l’ascesa.

È un libro consigliato a tutti coloro che amano tanto il fantasy quanto le fiabe. A chi non ha paura di mettere in gioco le proprie conoscenze del genere fiabesco.

– A. Christo – To Kill a Kingdom; Square Fish, Macmillan Publishing Group. 2019.

Il piccolo angolo creativo

LA CREATIVITÀ CONSISTE NEL MANTENERE NEL CORSO DELLA VITA QUALCOSA CHE APPARTIENE ALL’ ESPERIENZA INFANTILE: LA CAPACITÀ DI CREARE E RICREARE IL MONDO. È L’ONNIPOTENZA DEL PENSIERO PROPRIA DELL’ETÀ INFANTILE.
(Donald Winnicott)

Ultimamente scrivere e recensire non sono proprio il mio forte, di progetti in mente ne ho molti ma devo imparare a concretizzare di più.

Per far capire un po’ più di me e delle mie passioni ho deciso di ritagliare il “Piccolo Angolo Creativo” dove metterò foto di cosine carine molto Tumblr per intenderci.

Suggerimenti e impressioni sono sempre ben accetti.

A presto.

Decisioni pt. 2

Tempo fa spinta dall’amore per la conoscenza storica aprii il blog, lontana dal trasformarlo in un diario o da simil mezzo, doveva essere il mio piccolo angolo dedito alla cultura. Cercavo gli argomenti storici che più mi piacevano e coinvolgevano, anche se era sempre difficile perché in realtà mi piaceva praticamente tutto.

La stesura storica implicava raccogliere molte informazioni che poi andavano sinteticamente contestualizzate, le tempistiche si allungavano, e così mi venne l’idea di stilare una rubrica di recensioni che andavano dalla narrativa alla poesia.

Si frappose poi il lavoro: tanto dà ma tanto toglie alla creatività e al tempo, e così diminuirono gli articoli.

Decisi di cambiare vita, e ci riuscii anche se per poco. Oggi  mi auguro di farcela di nuovo.

Tutta questa manfrina per dire che ci sono stati e continuano ad esserci così tante cose che cambiano da perdere il senso dell’orientamento, solitamente utilizzare la bussola aiuta a ritrovarsi.

Ma la parola dice che bisogna prima TROVARE, e si sa che ci CERCA qualcosa alla fine la TROVA.

 

Storia del ragazzo che non aveva nome e della ragazza che non lo dimenticò

Noi tutti ⁓ adulti e bambini, scrittori e lettori ⁓ abbiamo il dovere di sognare ad occhi aperti. Abbiamo il dovere di usare l’immaginazione.

Neil Gaiman, Come si fa un lettore.

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Durante le fredde notti d’inverno, gli anziani del paese raccontavano ai nipoti che, nei pressi del fiume alcuni ignari viandanti vedessero delle persone che danzavano tra le acque cristalline. Succedeva quando le anime di coloro che erano scomparsi si sentivano sole. Alcune volte in presenza di persone legate, per ragioni diverse, agli spiriti, essi manifestavano la propria presenza per ringraziarle.

 

Seduto sull’argine del fiume, il giovane ne osservava lo scorrere ozioso e ne ascoltava la melodia. Era una perfetta nenia intervallata dal ridondante scrosciare delle acque.

SCROSHHH SCROSHHH SCROSHHH SCROSHHH

L’aria era pungente e tersa, tipica dell’alta montagna.

SCROSHHH SCROSHHH SCROSHHH SCROSHHH

S’avvicinò al torrente e scorse con le dita la superficie cristallina: era gelida anche se la sensazione al tatto era piacevolmente anestetizzante. Congiunse i palmi e ne bevve un sorso. Ora non solo le mani erano addormentate, ma anche la bocca e la lingua erano immobili e ferme.

Non poteva fare a meno di starsene lì, seduto abbagliato e frastornato da quell’angolo di paradiso. Non vi era nulla di artificialmente maestoso, non erano presenti costruzioni artefatte, se non gli steccati lignei che seguivano l’argine del corso d’acqua.

Era semplicemente immerso nella natura.

SCROSHHH SCROSHHH SCROSHHH SCROSHHH

Il più delle volte la gente cerca di trovare sempre qualcosa da fare, un modo per occupare il tempo e la mente. Un espediente per evadere dal quotidiano. Ma lui trovava il giusto equilibrio solo se si immergeva nella natura. Solo lì, solo in mezzo al bosco. Da solo. Come in quel momento.

L’ equilibrio e la serenità riusciva a trovarle unicamente se due elementi, non uno di più, si congiungevano: natura e solitudine.

“Solitudine, un termine spesso usato così negativamente per definire il trascorrere del tempo con se stessi – rifletté il giovane – da individui che non sono in grado di vivere istanti senza la presenza di qualcuno, indipendentemente da chi è quel qualcuno”.

Era certo di essere diverso da tutti.

Quella consapevolezza gli fece balenare un sorriso sghembo e divertito. Il sorriso divenne una risata, e rideva di gusto. Si accorse delle lacrime solo quando il sapore salato gli solcò le labbra, ma continuava a ridere e le lacrime continuavano a scendere. Non capiva cosa ci trovasse di così esilarante, così forte da non riuscire a fermarsi per prendere fiato.

Bevve un altro sorso ghiacciato e pian piano si tranquillizzò.

Si sdraiò sui sassi. Non erano funzionali, ma trovando la posizione giusta e le rocce giuste…quasi che…pian piano diventavano un po’ più confortevoli.

No. Non lo erano, ma fece finta che lo fossero.

Trovare la comodità in quel momento era come osservare in un telescopio lo spazio celeste per la prima volta, e con pazienza vedi una meteora. Ti abbaglia, stupisce, sconvolgendo ogni tuo pensiero. Il genere di turbamento che ti ricorda di essere vivo, di respirare ancora.

Allora si ricordò di quella bella ragazza, dal viso gentile e il sorriso grazioso, che aveva incontrato nel bar della valle. Aveva 18 o 20 anni, o no, magari ne aveva 17. Non era del tutto rilevante quanti anni avesse perché era decisamente troppo giovane per lui che ormai ne aveva 25. Chiacchierava con le amiche del più e del meno: del delizioso libro che stava leggendo e che era stato definito mediocre da quella stronza di Lettere. Lei ‹‹Non capisce un cazzo di libri!›› disse sbottando animatamente la giovane.

Quello che più l’aveva colpito di lei, erano gli occhi. Attorniati di cremisi e folte ciglia, celavano un caldo e ambrato sguardo, simile a un tiepido raggio di sole autunnale che irradia le foglie ormai color ocra. Quel calore gli riportò alla mente quando da bambino si tuffava e nuotava nel fogliame degli alberi, quasi spogli e pronti ad abbracciare l’inverno.

L’aria brumale non gli piaceva, gli rammentava un triste avvenimento che gli aveva stravolto la vita: erano trascorsi una decina di anni da quando sua madre e suo padre erano scomparsi in un tragico incidente d’auto, a causa del fondo stradale ghiacciato.

DRINNNNNNNNNN DRINNNNNNNNN

NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO Era la voce di sua zia che urlava. Non per uno spavento, ma per il dolore. Il giovane, poco più che adolescente, non capiva. Quando scese le scale arrivò davanti all’ingresso e vide suo zio che reggeva la moglie tra le braccia, ripiegata su se stessa, e poco dietro c’erano due uomini in divisa.

‹‹Ci dispiace ragazzo – disse quello più anziano, levandosi il cappello – I tuoi genitori purtroppo… ››

Riaprì improvvisamente gli occhi e allontanò il ricordo. Nel petto avvertì il cuore fargli tremendamente male ma non se ne preoccupò. Sapeva di non avere un principio di infarto in corso. Appoggiò la mano destra laddove sentiva dolore e respirò a fondo per un paio di minuti, poi tutto tornò come prima.

Succedeva sempre così quando gli tornavano in mente i suoi genitori. A volte gli avveniva in maniera leggera, altre volte si contorceva a causa dei forti spasimi cardiaci. Era una fitta non dovuta a una malattia e nemmeno a una botta, era un tormento sordo e profondo perché era il genere di sofferenza causata da un forte dispiacere. Solo chi ne ha vissuto uno potrebbe capirlo, mentre gli altri possono solo immaginarlo.

SCROSHHH SCROSHHH SCROSHHH SCROSHHH

Il cielo era indaco pastello e in lontananza alcuni punti lasciavano spazio a un pallido rosa.

“La fine della giornata si avvicina” pensò il ragazzo. Si alzò, e prese lo zaino e ne tirò fuori un iPod. Si mise le cuffie e premette play sul lettore.

Partì una canzone…

You were waiting for an answer
It was the hardest thing to hear
So strung out eclipsed by shivers
Molleycoddled and sincere…

Alzò lo sguardo all’orizzonte ed il cielo era blu, cesellato di piccoli diamanti spendenti.

It’s a lonely life, a long and lonely life
Stay with me and
Be a ghost tonight, be a ghost tonight…

Il male al petto tornò più forte di prima, il ragazzo si sdraiò e chiuse gli occhi, poi li riaprì. Dovette sbatterli per qualche secondo per rendersi conto di ciò che vedeva: erano due sagome indefinite e fluorescenti, che mano a mano diventavano sempre più nitide. La donna sollevò il braccio e gli fece cenno di avvicinarsi. Tentennando e incespicando più di una volta sui suoi piedi, il ragazzo arrivò vicino alle due figure e ci si buttò contro. Lui li stringeva, contraccambiato. Rimasero abbracciati per alcuni minuti che sembrarono infiniti. Poi la donna sorrise al giovane e assieme all’uomo, tenendosi per mano andarono via.

Poco distante la sirena di un’ autoambulanza squarciava l’etereo silenzio, e un uomo sulla cinquantina si dirigeva con fare deciso verso una ragazza dai lunghi capelli rossi.

‹‹Ci ho provato papà – proruppe tra una lacrima e l’altra – Ho provato a salvarlo…Ma …ma non ci sono riuscita.››

‹‹Va tutto bene, bambina mia. Hai fatto del tuo meglio›› rispose l’uomo stringendo forte a sé la giovane. Le accarezzava e le baciava il capo, come quando da piccola la tranquillizzava dopo i peggiori tormenti notturni.

Amanda levò lo sguardo al passaggio degli uomini del primo soccorso. Caricarono la barella sull’autoambulanza e partirono.

Poco distante dalla scena un gruppo di tre persone assisteva a quella vista. Si voltarono per tornare sul sentiero e la ragazza dai capelli cremisi li vide: il giovane che aveva soccorso era abbracciato da un uomo e una donna. Egli le rivolse lo sguardo e la ringraziò con un cenno del capo.

SCROSHHH SCROSHHH SCROSHHH SCROSHHH

Amanda aprì gli occhi. Stringeva a sé i fiori di campo che lungo il sentiero aveva raccolto. Le doleva un po’ la schiena, aveva cercato in tutti i modi di trovare una posizione comoda, ma non c’era riuscita. Si sa che sui sassi agli argini dell’acqua non è una manovra facile persino per una locale come lei.

DRINNNNNNNNN DRINNNNNNN

‹‹Pronto?!››

‹‹Dr.ssa Amanda, sono il signor Karlton. So che è domenica e non dovrei disturbarla ma mia moglie è in travaglio›› disse trafelata la voce maschile all’altro capo.

‹‹Arrivo subito›› Amanda chiuse la conversazione. Si alzò e si diresse verso un piccolo ammasso roccioso poco più avanti. Vi appoggiò delicatamente il piccolo mazzo floreale che aveva raccolto, poi si voltò diretta verso il sentiero dove a poca distanza aveva parcheggiato l’auto.

‹‹Grazie›› esortò una giovane voce maschile.

Amanda si voltò e lo vide. Nitidamente come quella sera di tanti anni prima. Sembrava vivo, ma non poteva esserlo. Era morto. Aveva provato a rianimarlo ma il suo cuore aveva ceduto. Lo aveva visto senza vita sulla barella caricata sull’ambulanza. Eppure ora era lì davanti a lei. Per quanto Amanda fosse una donna di scienza, un medico, credeva alle leggende della Valle.

Poco a poco l’immagine del giovane scomparve e Amanda si guardò attorno attonita. Il telefono nella sua mano vibrò. Lesse il messaggio. Era il signor Karlton. Di nuovo.

La donna corse verso la macchina, salì e fece manovra, guardò poi lo specchietto retrovisore e vide in lontananza un lucore nei pressi del fiume. Sapeva chi era e in cuor suo gli promise che sarebbe tornata.

Così fece.

Trascorsero gli anni e Amanda tornò più volte al fiume e parlava con il ragazzo dei suoi pazienti, della sua famiglia, dei figli e del marito. Si dispiaceva di non essere stata in grado di salvarlo. Prima di andare via lasciava sul tumulo di sassi dei bellissimi fiori di campo. Non conosceva il nome del giovane, per lei era sempre il ragazzo-senza-nome dal dolce sorriso, che aveva incontrato al bar giù nella Valle, tanti anni prima.

N.d.A:

La citazione in apertura è di Neil Gaiman, Come si fa un lettore; e-book, RCS MediaGroup S.p.A., Milano, 2016.

La canzone a cui si fa riferimento è “Cold”. Editors. Violence©2018.

Il racconto è di mia pura invenzione.

Musici medievali e baghetèr

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Musicisti medievali che in mano recano due ghironde

Una Vita senza musica è come un corpo senz’anima.

M.T. Cicerone

Come si può intuire dal titolo e dalla citazione, in questo breve articolo si parlerà di musica, nel particolare di musica medievale.

L’argomento è davvero vasto e non solo è ampio, ma anche articolato. Capire come si è sviluppata la musica e cosa costituiva per l’uomo mi ha sempre affascinato, ma, in onestà, data la mole di studio di quella tipologia di esame (Storia della musica, Storia della musica moderna e contemporanea), mi scoraggiai e non lo inserii nel piano di studi.

Mi sento di premettere, come negli articoli precedenti, che affrontare argomenti in un blog di ambito storico non è facile. L’analisi di un evento o di un particolare tema non può prescindere dall’ambito generale che lo influenza e lo plasma, e viceversa. Ciò vuol dire che i singoli avvenimenti si muovono e si articolano nel contesto storico dal quale sono influenzati. Sarò ripetitiva, ma è sempre da tenere bene a mente per capire il succedersi delle evoluzioni umane.

Ieri così come oggi, la musica era elemento fondamentale nella vita dell’uomo. I musicisti, animi sublimi e sensibili, con le loro produzioni arrivavano  ai cuori e alle menti delle persone.

Più che una costante, la musica era una presenza vitale nell’esistenza umana e, se vogliamo, necessaria come la linfa lo è per le piante.

Prima di arrivare al medioevo è meglio fare un breve excursus.

Guardando le rappresentazioni iconografiche di Sumeri, Egizi, Babilonesi possiamo renderci conto del vasto assortimento di strumenti musicali già allora presente: idiofoni (sistri), membranofoni, cordofoni (arpe, lyre, cithare), aerofoni (flauti).

Più tardi, in epoca greco-romana, strumenti quali, cetra, aulòs  o flauto di Pan e voce accompagnavano le azioni degli attori in scena: la musica scandiva l’avvicendarsi delle opere teatrali dalla commedia alla tragedia. Greci e Romani, producevano musica monodica, ovvero a una sola voce, attraverso l’utilizzo di una scala pentatonica.  Durante le celebrazioni delle festività religiose, gli artisti si sfidavano a suon di cetre e composizioni di nòmoi, vere e proprie gare poetiche.

A quest’altezza cronologica iniziarono ad essere elaborati dei trattati sull’arte della musica e, in quanto ars, veniva insegnata ai giovani rampolli delle famiglie benestanti.

La relazione tra musica e religione, dove attraverso le melodie l’uomo si avvicinava al divino, rimase a lungo una base dualistica. Infatti, protagonista della produzione monodica continuava ad essere il tema religioso innodico (da innodia = inno alla divinità): quello che cambiò fu il soggetto verso cui era diretto, perché dal pàntheon  greco e latino  passò a Gesù Cristo e agli altri e alle altre componenti della religione cristiana (Dio, figure angeliche e i santi) e alla sua articolazione cerimoniale.

In epoca medievale, l’ars musicae si era guadagnata la sua parte nel quadrivium assieme ad aritmetica, geometria ed astronomia. Basti pensare all’insegnamento didattico di  Severino Boezio nelle scholae  di Carlo Magno. Per Boezio la musica era molto più del fenomeno sonoro ed era caratterizzata da tre parti: la mundana, l’humana e l’ instrumentalis legate fra loro dalla matematica. Le armonie tra le sfere celesti (mundana) e le armonie tra il corpo e l’anima (humana) assieme al connubio tra strumenti (instrumentalis) e voce, concorrevano, se in perfetto equilibrio alla creazione della musica dell’universo.

Pertanto l’elaborazione musicale non era un qualcosa di improvvisato. Ogni singola pausa, tempo, nota lunga o corta erano elementi scelti.

Se da una parte vi fu un proliferare della produzione liturgica, dall’altra il trinomio uomo-musica-Dio non sbarrò la strada ad un utilizzo più popolare o profano della musica. Sono numerose le testimonianze in ambito medievale che raccontano di menestrelli e poeti itineranti grandi utilizzatori di ballade presso le ricche corti dei signori, oppure durante le feste dei folli e il Carnevale. Queste composizioni erano melodie a più voci, vale a dire che dalla monodia classica e gregoriana si arrivò all’affermazione della polifonia. Ormai il panorama strumentale era vario:

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Musicisti medievali intenti a suonare diversi strumenti, si vedono dei cordofoni, delle ghironde e dei tamburi, Atlante Storico della Musica nel Medioevo, a cura di V. Minazzi, Editoriale Jaca Book SpA. Milano, 2011, pag. 205.

Tra gli strumenti medievali un aerofono era considerato <<superiore a qualsiasi altro strumento>>, questo era la musa o più comunemente la cornamusa. 

In aerea italiana la musa era una cornamusa costituita da una canna con sette fori e un bordone laterale. Tipico della Lombardia in particolare della zona bergamasca era il baghèt, anch’esso appartenente alla famiglia degli aerofoni e delle cornamuse ed era costituito dai seguenti elementi:

  • baga, il sacco, in pelle non conciata di pecora o capra;
  • diana, la canna;
  • bordone minore;
  • bordone maggiore;
  • bochì, l’insufflatore.

Diciamo che sia a seconda della presenza di due o più bordoni, bucherellati o meno, che a seconda del materiale ligneo utilizzato, ma anche del numero di buchi della canna, si possono distinguere le tipologie di pive. I baghetèr, suonatori del baghèt, erano contadini, artigiani e suonavano durante l’inverno quando i terreni, date le condizioni climatiche, non erano trattabili. La bellezza dei legni intagliati era opera di insigni artigiani tornitori, abili lavoratori di legno di noce, ciliegio, acero, nocciolo e bosso. La scelta del legname poteva dipendere sia dalle qualità estrinseche che da quelle intrinseche legate a un suggestivo passato pagano: per esempio il colore rosso e mogano del ciliegio trasmettono una forte energia sanguigna all’utilizzatore.

Non è stato possibile analizzare il sostrato che girava attorno alla produzione musicale, come i committenti, oppure nel caso dei tornitori, vedere la formazione della corporazione artigianale ed esaminarne lo statuto. Non sono elementi meno importanti, ma richiedono un altro tipo di ricerca, che non è solo bibliografica ma anche di archivio.

BIBLIOGRAFIA E SITI INTERNET:

A. Einstein – Breve storia della musica; Oscar Mondadori. Marzo 2011.

Immagine dei suonatori di ghironda.

Per i significati di alcuni termini tecnici si sono utilizzate su piattaforme digitali Wikipedia e l’Enciclopedia Treccani.

G.Reese – La musica nel Medioevo; Rusconi Libri Spa. Milano 1990.

Atlante Storico della Musica nel Medioevo, a cura di V. Minazzi; Editoriale Jaca Book SpA. Milano, 2011.

G. Cattin – Storia della Musica a cura della Società Italiana di Musicologia, La Monodia nel Medioevo; E.D.T Edizioni di Torino, Torino, 1991.

V. Biella – Il Baghèt, la cornamusa bergamasca; Meridiana Edizioni, Seriate, maggio 2000.

A. Lazzerini Belli, C.Caffagni e  E. De Mircovich –  Musica del Medioevo, I Classici della Musica, Corriere della Sera; RCS Quotidiani S.p.A. Milano 2007.

T. Whitehurst – La Magia degli Alberi; Armenia S.r.L., Cornaredo, 2017.

On the road again…

On the road again
I just can’t wait to get on the road again
The life I love is makin’ music with my friends
And I can’t wait to get on the road again
On the road again
Goin’ places that I’ve never been
Seein’ things that I may never see again
And I can’t wait to get on the road again
Here we go, on the road again
Like a band of Gypsies we go down the highway
We’re the best of friends
Insisting that the world keep turnin’ our way
And our way is on the road again
I just can’t wait to get on the road again
The life I love is makin’ music with my friends
And I can’t wait to get on the road again, break free
And I can’t wait to get on the road again.
Willie Nelson
Testo di On the Road Again © Sony/ATV Music Publishing LLC
Pensavo che sarei riuscita a pubblicare l’articolo di storia, che attualmente è ancora una bozza, più velocemente e, invece, le cose sono andate diversamente. La vita procede in modi imprevisti.
Come si sarà capito, anche dal titolo, questo articolo non è né storico né tratterà di alcun libro.
Ci prepariamo, io e il mio amico a 4 zampe, ad un bel viaggetto nell’Italia centrale, dal quale sono certa porteremo molti ricordi e impareremo molto l’uno dell’altro.
Sono fiduciosa.
Questo non sarà che il primo dei viaggi in solitaria con sua Orsezza, uno dei tanti soprannomi del mio cane.
Giudicate voi 🙂 :
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Mi scuso se negli ultimi mesi mi è stato praticamente impossibile gestire il blog, ma con il lavoro che svolgevo era difficile riuscire a scrivere.
Era impegnativo.
Ma è stato molto formativo per una persona timida e riservata come me.
Ho conosciuto delle persone, ora ex colleghi, SPLENDIDE, delle quali porterò con me un bel ricordo.

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Ricordi di Hostess di terra ❤

Ecco, le scarpe con i tacchi invece non mi mancheranno affatto XD
Ma ora comincia un nuovo viaggio.
Le valigie sono pronte, ivi comprese macchina fotografica e istantanea 🙂

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❤ Shine Bright like a unicorn ❤

 

Non so dire se il prossimo articolo sarà la bozza di Storia 🙂 oppure qualche recensione 🙂 o altro…

I progetti sono molti e li  scoprirete solo seguendomi 😉

Sì perchè è vero che parto ma poi torno…

sooooooooo

…See you soon ❤

Non solo Storia – Ian McEwan

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A sx la copertina,  A dx il retro, I. McEwan -Il mio romanzo viola profumato, Einaudi Editore, presso Ecolgraf Spa. Cles, maggio 2018.

 

Buongiorno a tutti, il protagonista dell’articolo di oggi è un breve racconto di Ian McEwan: Il mio romanzo viola profumato. Edito da Einaudi, il volumetto presenta all’interno anche un breve saggio intitolato L’Io.

Ad una prima lettura il racconto ci appare la “solita” storia di due amici: Jocelyn Tarbet e Parker Sparrow, che formatisi nella stessa università e appassionati di scrittura, decidono di intraprendere la carriera di scrittori.

Le cose all’inizio vanno per il verso giusto ad entrambi, fino a che due avvenimenti non li cambiano: Jocelyn scrive una sceneggiatura televisiva e la fidanzata di Parker rimane incinta. La stesura dello sceneggiato porta alla ribalta Jocelyn, fino a quel momento scrittore di nicchia diventa famoso a livello nazionale e la sua vita cambia, ora con un alto tenore di vita si può permettere di avere e mantenere una villa lussuosa.

Da qui l’ascesa. Tutti i libri che scrive diventano un successo.

Contemporaneamente, la vita di Parker prende la via opposta: la prima gravidanza della moglie e le successive, lo costringono a dedicarsi al mantenimento della famiglia a discapito del sogno di scrittore. Egli continua a produrre romanzi, ma date l’assenza di un editore e la contingenza domestica, impiega più tempo sia nell’elaborazione che nella pubblicazione delle opere.

Nonostante tutto, i due mantengono intatta la loro amicizia e a dire di Parker il successo di Jocelyn non aveva minato nè creato competizione.

Siamo quasi arrivati al punto della vicenda, abbiamo i due scrittori, uno affermato e l’altro no.  Durante uno dei periodici ritrovi tra i due amici, Juliet, la moglie di Jocelyn approfitta dell’assenza temporanea del marito e confida a Parker le difficoltà creative sopravvenute nell’amato.

Eccoci ora al punto: Parker è solo in casa, i padroni sono partiti per l’Italia, e un’idea inizia a balenargli in mente, decide di leggere il libro che sta creando tanti problemi all’amico.

Si dirige al “nascondiglio segreto ” di Jocelyn e lì trova il componimento.

Lo legge.

La lettura non gli basta, vuole di più. Fa una copia del manoscritto e inizia a lavorarci, apportando delle modifiche come se il romanzo da sempre era risultato del suo estro. Completa il lavoro e lo fa pubblicare. Il profumato romanzo, fresco di stampa e dalla copertina viola, viene letto da un pubblico poco numeroso, e nei tre anni successivi Parker non riscontra l’effetto atteso e desiderato.

Durante quel periodo Jocelyn si dedica alla pubblicazione di un altro romanzo, accantonando il precedente problematico del quale mantiene in essere alcune caratteristiche. Ovviamente il nuovo libro di Jocelyn è un successo, e per contro Parker rimasto in ombra decide, a discapito dell’amico e rischiando la pluriennale amicizia, di far emergere il suo scritto.

Manda ad un critico letterario il suo romanzo facendo notare il plagio di Jocelyn. Non passa molto tempo dall’invio del racconto, che come previsto scoppia il caso.

A questo punto la situazione è ribaltata: Parker diventa il nuovo Jocelyn, anzi data la situazione di plagio perpetrata da Jocelyn, Parker diventa più famoso. Il suo libro diventa un fenomeno mondiale e per contro Jocelyn decade su tutta la linea.

Passano gli anni e i libri di Parker riscontrano un alto successo.

La vicenda si conclude così: Jocelyn e Parker continuano le proprie vite e nonostante l’accaduto, rimangono amici. Il racconto, come anticipato all’inizio, é seguito da un saggio intitolato L’Io.

Qui l’autore prende posizione circa il romanzo, ritenendolo il genere prediletto, poiché L’Io letterario e quello reale appaiono vicini.

Si può dire che ciò che è scritto ne L’Io è la chiave di lettura de Il mio romanzo viola profumato: i finti personaggi del racconto sono straordinariamente umani nelle passioni che li spingono a compiere le azioni. Si pensi alla cieca voglia di rivalsa che spinge Parker, non solo ad utilizzare il romanzo del proprio amico, ma addirittura ad incolparlo di plagio. Jocelyn, ingiustamente accusato, non fa molto per scagionarsi, essere famoso era diventato così opprimente che forse aspettava un’occasione per tornare alla normalità, ritirandosi dalla mondanità.

Concludendo, sono presenti nel volumetto molti spunti di riflessione sulle passioni umane, e non mi dilungherò oltre in spiegazioni e congetture, per non tirar via il piacere a chi volesse leggere l’operetta, di farlo in tutta tranquillità.

 

BIBLIOGRAFIA E SITI INTERNET:

– I. McEwan -Il mio romanzo viola profumato, Einaudi Editore, presso Ecolgraf Spa. Cles, maggio 2018.